Lou Andreas Salomé: “La bestia bionda” di Nietzsche

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“Lou-Andreas Salome” by Confetta is licensed under CC BY-NC-SA 2.0

Fosti il sublime che mi ha benedetto.

E diventasti l’abisso che mi ha inghiottito.

(R.M. Rilke, 1910)

Incantevole esemplare di mantide intellettuale. Affastella liason per demolire uomini e resuscitarli nelle loro opere. Collezionista seriale di noti artisti e filosofi, lambisce conoscenza, brandendo sapere dalle carni maschili. Predatrice culturale, pianta al suo passaggio un campo di cuori malridotti. Un’aristocratica russa con un imperativo indosso: divenire se stessa. Transita nell’animo maschile alla maniera di un percorso precedentemente tracciato che porti a compimento la sua volontà di realizzazione. Capace di ammaliare qualunque creatura, un Casanova in fine gonnella, abdica a una seduzione specificamente femminile per divenire l’Übermensch nietzschiano, l’oltreuomo. Questo e molto altro è Lou Andreas Salomé (San Pietroburgo 1861 – Gottinga 1937), edace femme fatale che, nel sovvertimento di valori e tradizioni, forgia se stessa dentro l’immagine di un’archetipica Artemide di fine Ottocento.

Durante l’adolescenza vive la perdita della fede. Dio, ritratto nella sua mente come un nonno generoso elargitore di doni, diviene infine solo una invenzione creata dagli esseri umani. L’immagine di un’assenza che Lou tenta di colmare nella figura maschile, accordandole un’aura divina. Conferimento che si annuncia a tempo determinato: la rivelazione ineludibile dell’umanità porta direttamente a una nuova ed ennesima assegnazione. Di creatura presumibilmente divina in creatura umana, i suoi passaggi si fanno fughe. Partenze improvvise e precipitose al cospetto di una proposta di matrimonio, il momento fatale nel quale l’amante si fa lontano. E Salomé è nuovamente all’interno di quell’incedere alla volta di altri esseri, oggetti inconsapevoli di ulteriori mandati. Ogni uomo è la preparazione al successivo. Hendrik Gillot, un pastore olandese che incontra all’età di diciassette anni, descrive la circostanza cruciale per la sua formazione intellettuale. Preparazione che nella gatta narcisista si renderà come il più affilato ingegno di seduzione. Nella donna, la sfera cerebrale rappresenta l’arma per ammansire l’uomo. Non tenta la strada della parità tra il maschile e il femminile. Non le interessa la questione dell’uguaglianza quanto la dimostrazione che, nella differenza sessuale, il carisma e la virtù, fanno dell’immagine della donna una creatura umana oltre l’uomo.

[…] Gillot prepara l’allestimento della scena successiva: l’incontro con Friedrich Nietzsche e Paul Rée. È la grande mise en scène dell’attesa trinità, la visione onirica della Salomé, portata infine a compimento. L’irretimento sensuale si impianta nei due uomini per mezzo di un sorprendente rinvenimento: la femmina completa.

[…] Nietzsche e Rée, saldati da una granitica amicizia, tra rincorse e moti di gelosia, la chiedono in sposa. La bestia bionda è già lontana, nuovamente in fuga dall’elemento umano. Lou Salomé che, dal filosofo tedesco ha schisato il moto della caducità mentale, è finalmente pronta per indagare la psiche. Si dispone all’appuntamento con Sigmund Freud, lo studio della psicanalisi, l’introspezione e la consapevolezza che, l’elemento fondante di ogni relazione, risiede nella perdita. Lo smarrimento di Dio, rappresentante dell’elemento divino e, la scomparsa del padre, figura del principio umano, descrivono in Lou il verso di tutta l’esistenza.

[…] La femme fatale nella figura di Lou Andreas Salomé, cede fieramente il posto alla femme intellectuelle.

  • da ANIME INQUIETE – 23 storie per mancare la vittoria

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