
Un ventre caldo che protegge e un ambiente umido che sfinisce. È la Londra che Céline evoca nell’omonimo volume, ritrovato nel 2021, una storia che descrive l’universo del grande scrittore francese. Tanti personaggi immersi in disillusione, rabbia e odio e una sola creatura degna di redenzione, la prostituta Angèle…
Scomparso nel 1944 dall’appartamento di Montmartre in rue Girardon, ritrovato nel 2021 e pubblicato da Gallimard nel 2022, Londra (504 pagine, 25 euro) è il secondo inedito di Céline (dopo Guerra) a uscire in Italia per la collana Biblioteca Adelphi, con traduzione di Ottavio Fatica, a cura di Régis Tettamanzi, curatela editoriale di Ena Marchi.
I paradossi
Londra non descrive solo il peregrinare sciagurato di un’umanità perduta, ma ritrae anzitutto la grande immersione nell’intero universo di Céline. La City, sotto la direzione della sua petite musique, scandisce il tempo dei disertori e intona il ritmo dei ruffiani, dando voce soprattutto ai grandi paradossi celiniani. Due in particolare meritano menzione: quelli che fanno del dottor Destouches il controverso Céline, uno dei più grandi scrittori del Novecento.
Il primo è incentrato sul tema dell’antisemitismo. Sebbene siano noti i discussi pamphlet antisemiti, si deve riconoscere che le pagine più belle del romanzo suonano per Yugenbitz; vi è una sorta di lirica generosità nelle parole spese per il medico ebreo, una stima umana che lo scrittore non trasferisce sugli altri personaggi. Yugenbitz è l’uomo che lo ha sedotto sin dal primo incontro. E, secondo la legge non scritta della reciprocità di tutti i sentimenti, anche Céline si sente apprezzato: «Gli interessavo semplicemente come me, come uomo? Era la prima volta che mi succedeva. Manco ci credevo. Mai nessuno, specie istruito, aveva fatto attenzione a quello che pensavo e non pensavo».
La medicina e l’anima
Alla grande considerazione umana, lo scrittore unisce una stima di tipo professionale. Céline è rapito dalla luce emanata dalla professione medica, quindi dalla capacità di alleviare la sofferenza tentando di dare sollievo ai malati. La medicina, tramite la figura di Yugenbitz, si pone come un faro guida per lo scrittore. Queste pagine offrono l’occasione di sostare davanti a un altro grande paradosso celiniano: l’odiatore per eccellenza dell’umanità desidera salvare gli uomini: «Avrei voluto credo guarire tutte le malattie degli uomini, non dovevano più soffrire quegli schifosi. Siamo strani, se ce lo confessiamo. Vabbè» e ancora «Sarebbe diventata il Paradiso, la vita, la terra stessa, se avessi potuto fare anch’io il medico». L’attività medica offrirebbe allo scrittore la possibilità di esperire stati altrimenti proibiti: la grande opportunità di scorgere l’anima fuori dalle persone con il solo fine di ricacciargliela dentro. L’amore sprecato è disillusione. La disillusione si raggruma in rabbia. La rabbia cicatrizza in odio. Solo la vicinanza con l’essere umano porta velocemente dall’amore all’odio e dall’odio all’amore nel breve tempo. Ma il tempo è anche il luogo per guardare quell’uomo, ostaggio delle grandi invettive contro l’umanità, preoccuparsi di essere vicino all’individuo: «Quello che mi attirava più di tutto era la medicina in fin dei conti, non tanto per fare il gradasso quanto per essere più vicino agli uomini, dico».
L’immagine femminile di Londra
Sullo sfondo, a incorniciare i grandi paradossi di Cèline, emerge dalla nebbia un’immagine oltremodo femminile della città. Londra si comporta con lo scrittore alla stessa maniera della prostituta Angéle, un ventre caldo che lo protegge e un ambiente umido che lo sfinisce. La City è il suo rifugio, ma un rifugio pericoloso, che potrebbe svelare il disertore al mondo e rispedirlo nelle Fiandre. La donna è calore e pericolo; la città agisce come la cocotte. Il Tamigi, “la notte del mondo”, fluisce nelle vite disgraziate di questa umanità fuori dal mondo eppur nel mondo; lo scorrere dell’acqua tratteggia la sospensione tra la vita dovuta e quella vissuta. Ad Angèle si può confessare tutto perché conosce l’esistenza, quella che esala putrefazione, quella del meretricio, la fossa profonda della depravazione e dell’immoralità. Anche a Londra non si può nascondere nulla perché è una vedetta che non prende mai sonno. Sorveglia le vite miserande di creature non interessate alla redenzione. Si fallisce al mercato della salvezza: nessuna richiesta.
Una sola creatura, quantunque in modo grottesco, si avvicina alla purificazione: Angèle, ferita gravemente alla testa durante uno dei numerosi parapiglia, esce da sé stessa per poi rientrarvi come madre. La prostituta insaziabile muta condizione e conosce la maternità, anche se il bambino nella culla e tra le sue braccia è solo un fantoccio. Angèle, a costo del senno, è l’unica creatura che può guadagnare la redenzione.
Londra descrive tutto l’universo celiniano, quello prima di Morte a credito e quello subito dopo il Vojage, dove è possibile scorgere anche i primi germogli di ciò che diventerà uno Scandalo negli abissi: «Eravamo già tutti sottoterra, in famiglia, ciucchi persi in mezzo ai pesci che si sono messi tutti a fare aggraziate evoluzioni, e anche Julien che manovrava tutto il naviglio, dal casseretto in alto, dietro al suo bel bancone, e che intonava infine il grande scampanio attraverso i sogni, la paura e il vento» – Riuscite a scorgere Pryntyl danzare sul fondale marino?
- LuciaLibri, 23 febbraio 2026
