Ferragosto sottozero

L’immagine by Giulio GMDB è sotto licenza 
CC BY-ND 2.0

Il fatto è questo: tu non hai mai scandito il mio nome. «Mi chiamo Inés», ti scrissi la prima volta. Ma tu hai seguitato a reputarmi una onomatopea. Ed è bella l’onomatopea che segue o precede il nome. Un nome è identità, passato, ruggine e cristallo, sangue, carne, sentimento.

Allora accadde che quella mattina, dopo giorni di internamento, corsi nel bosco e, tutta fiera, marciando con il piccolo seno in avanti, accadde che il mio gingillo musicale suonasse Under Pressure. E accadde per caso perché non avevo mai ascoltato i Queen. Ma ascoltai la canzone e il ritmo che spingeva la mia marcia verso la dimenticanza delle parole appena dette. Appena scritte. Parole tracimate o trascinate dalla rabbia che insufflava un paio di parolacce e parole rimescolate dalla delusione che a quel punto tutto rimescolava. La canzone continuava a ripetersi come se fosse l’unica al bosco. Dimenticai le parole e ascoltai il ritmo che gloriava la mia marcia.

Sempre di corsa marciando, uscii dalla macchia e tornai a casa. Riposi il gingillo e il silenzio ricacciò indietro il piccolo seno. La marcia si accasciò ai piedi di un vecchio divano rosso sbiadito. Sbiadito come il convincimento di un orgoglio che non si arresta mai l’attimo prima di berciare, di berciare scrivendo.

Declinai l’invito del silenzio, tirai nuovamente in avanti il seno e mi inturgidii sull’enciclopedia di un’infanzia fa. È da lì che tutto giunge, nevvero? Sì, lo dice l’enciclopedia che mi fornisce almeno tre autodiagnosi. E per un’ora dimenticai le parole sfuggite, quelle belle e quelle brutte. E mi feci dottoressa e sindrome.

Sulla sindrome calò il freddo e sulla dottoressa respirò lo scetticismo. Mica è astrologia la sindrome? E allora bisogna dubitare. E che siamo fattucchiere di Freud? Finita la musica, dimenticata la corsa nel bosco, perduto l’azzeccagarbugli, tornò lui, il silenzio. Che fai a Ferragosto?

È freddo, io mi chiamo Inés e tu non hai mai pronunciato il mio nome.

Non si possono amare le onomatopee. Se solo tu lo avessi pronunciato una sola volta:

I n è s!  

Domani è Ferragosto e la temperatura scenderà sotto lo zero.

Inés Chevalier

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